MustardOS Andromeda dimostra che l’anima delle console portatili la mette la community
Un firmware creato dalla community ha appena portato circa 1.250 modifiche sui portatili retro economici. I produttori dovrebbero smettere di vederlo come una minaccia e iniziare a considerarlo il prodotto.
Foto: TomasVial / Wikimedia Commons (CC0)
Che cosa stai comprando, esattamente, quando prendi un portatile retro economico? Plastica, schermo e chip sono la parte facile. Ciò che decide se ti innamorerai dell’oggetto è il software, e sempre più spesso quel software non lo scrive l’azienda che te l’ha venduto.
MustardOS 2606.0 Andromeda è l’ultima prova. Come riporta Retro Handhelds, arriva poco più di otto mesi dopo l’ultima versione stabile con quasi 1.250 modifiche. La pagina di rilascio del progetto ne conta 1.229 registrate e dice che molte altre non sono state annotate. La definisce «una delle più grandi versioni di MustardOS finora».
Le novità principali sembrano una lista dei desideri che un produttore di hardware non metterebbe mai in cima alle priorità: un player Libretro integrato con gioco in rete e RetroAchievements, un lettore multimediale per video, musica e radio in diretta, il Bluetooth e temi archiviati come cartelle aperte. Secondo Retro Handhelds, i dispositivi supportati sono ormai 18, tra la famiglia H700 di Anbernic e modelli GKD e TrimUI.
Il firmware è il prodotto, l’hardware è una commodity
Guarda di che cosa è fatto il changelog. Non è un mucchio di correzioni di bug per un solo chip. È un’idea coerente di come dovrebbe essere un portatile: un menu di pausa raggiungibile a partita in corso, un tour iniziale di ogni schermata, un monitor delle prestazioni, opzioni per singolo contenuto. Il sito del progetto si descrive come «configurable, themeable, friendly, easy-to-use» (configurabile, personalizzabile con temi, amichevole, facile da usare). Ci sembra un riassunto onesto, ed è proprio il messaggio che il sistema operativo di serie di un produttore raramente offre.
Ecco la nostra opinione: quando un piccolo gruppo riesce a portare 18 dispositivi diversi a un’esperienza comune e rifinita, ciò che li distingue si riduce a tasti, schermo e qualità costruttiva. È una buona notizia per chi compra e una notizia scomoda per i marchi che competono sulle schede tecniche. L’anima del dispositivo vive nello strato che il produttore ha curato di meno.
Il lavoro della community è anche serietà della community
Sarebbe facile romanticizzare tutto questo come hobbisti che smanettano. Le note di rilascio suggeriscono qualcosa di più disciplinato. I backup usano ora un nuovo formato.muxbak con un manifest di checksum controllato prima di qualsiasi ripristino. I core che richiedono un BIOS ora si fermano all’avvio ed elencano i file necessari, invece di fallire in modo misterioso. Se un backup o un’installazione falliscono, un log viene salvato sulla scheda SD.
Niente di tutto ciò è affascinante, e tutto ciò separa un giocattolo da uno strumento. Le note sono anche schiette sui problemi: i backup fatti con le build di prova tra il 7 e il 16 ottobre che includevano MustardOS Settings hanno salvato vuote tutte le sezioni successive, che quindi non si possono ripristinare, e gli utenti devono fare un backup nuovo. I file dei temi esistenti vanno estratti a mano. Preferiamo leggere un avviso onesto come questo piuttosto che un vago «miglioramenti e correzioni» di un produttore.
C’è una precisazione da fare. Il progetto dice chiaramente di essere «a small crew» (un piccolo gruppo) che chiede sostegno, e otto mesi tra una versione stabile e l’altra mostrano quanto dipenda da poche persone. Un software così valido che dipende da così pochi è un equilibrio fragile. A nostro avviso, è proprio questa fragilità il motivo per cui i produttori dovrebbero interessarsene.
Che cosa dovrebbero fare i produttori invece di ostacolare
La mossa logica è collaborare: pubblicare una documentazione chiara dell’hardware, mantenere i dispositivi compatibili con le immagini su scheda SD e smettere di considerare il firmware di terze parti un problema di garanzia. MustardOS si installa scrivendo un’immagine su una scheda SD e avviando da lì, che è più o meno la modifica più delicata possibile. Non abbiamo documentazione sulla posizione ufficiale di alcun produttore in merito, quindi quanto segue è la nostra opinione, non una notizia: ogni ora che un produttore passa a ostacolare è un’ora non spesa su ciò che chi compra evidentemente vuole.
Il sostegno potrebbe costare poco. Sponsorizzare gli sviluppatori, mandare loro l’hardware in anticipo e indicare il progetto ai clienti nella confezione. Il firmware vende loro il dispositivo successivo.
Il nostro verdetto
Se possiedi un portatile supportato, Andromeda sembra valere l’aggiornamento, ma prima fai la cosa noiosa: backup prima di flashare, perché il formato è cambiato. Se stai scegliendo il tuo primo dispositivo, non comprare guardando solo le specifiche; verifica quale firmware della community lo supporta e quanto è attivo quel progetto. Un thread su Reddit sostiene che non serva per forza MuOS per godersi un primo portatile, ed è un punto valido, visto che esistono alternative.
Ma la lezione più ampia resta. I portatili retro economici valgono quanto il software della community che li circonda, e le aziende che vendono l’hardware dovrebbero ringraziare chi lo scrive, non rendergli la vita più difficile.
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